Nato e cresciuto al confine settentrionale della Serbia, Ricz appartiene alla cosiddetta generazione Y, quella nata negli anni ’80 in pieno conflitto e che l’italianissimo fumettista Zerocalcare oggi definirebbe a buon diritto ‘nativa delle macerie’.
In tutti i suoi lavori ricorre un fondale identico, in scala di grigi e neri, su cui si stagliano fotogrammi iperrealistici di vita quotidiana. Sono storie periferiche, per l’appunto, donne al balcone, bambini tra i palazzi abbandonati dei sobborghi, retaggi industriali umani e paesaggistici, che si riformano davanti ai nostri occhi come una trasmissione audiovisiva dal passato. È un’illusione così come la tecnica a olioche finge il fotogramma. Il fondale color delle rovine e del cemento a vista è lo spazio della memoria dove si ricreano flashback. Ma è su questo spazio solo apparentemente inerte, quale sarebbe il ricordo passivo, che si staglia il ‘segno’, per lo più astratto, colorato, che conferisce profondità, dunque vita,dunque memoria.
Non è un reportage, quello di Géza Ricz, non è presa d’atto. Non sarebbe quello il compito dell’arte. È rielaborazione cognitiva e personale, da un lato. Uno scavo mnemonico, un’archeologia emotiva. Ma è anche urgenza d’archivio. Memories fading out fast – memorie che svaniscono in fretta – recita il titolo di un ritratto criptato di Slobodan Milošević, un’opera che ci rammenta quanto le storie nostre e dei Balcani, la nostra periferia europea, siano ancora intrecciate dopo venti anni esatti dal conflitto. Come i fotogrammi quotidiani fingono il cortocircuito, così il cortocircuito lo innesca Géza nel restituirealla periferia, per sua natura limes estremo, il centro focale del nostro sguardo e la giusta chiave dianalisi di un conflitto ancora in essere tra le speranze di una generazione e le macerie del passato scorso, tra la dolorosa necessità di riportare il crudo vero e il diritto al gesto creativo e rigeneratore.

GÉZA RICZ nasce nel 1980 a Subotica in Serbia, da famiglia ungherese. Da adolescente sperimenta i linguaggi della Street Art, prima di approdare negli anni universitari al Disegno e alla Storia dell’Arte.Oggi lavora con uno stile unico fatto di collage, pittura ad olio, ritagli di giornale e figure astratte. Èmembro del gruppo CTR-V e del Salzburger Kunstverein, nonché fondatore e presidente di Sub-Art, associazione di arte contemporanea. Ricz lavora anche come designer per diversi brand, come Leica,Audi e Suzuki. Nel 2018 è finalista del premio Combat, vincitore del premio Ora e del Vojvodina Fine Hungarian Book 2018 per il miglior libro d’arte.

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